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L’esofagogastroduodenoscopia

L’esofagogastroduodenoscopia (EGD) è una procedura durante la quale un piccolo endoscopio flessibile viene introdotto attraverso la bocca (o se di calibro inferiore anche attraverso il naso) e fatto avanzare attraverso faringe, esofago, stomaco e duodeno.

È possibile introdurre un enteroscopio, ossia un endoscopio più lungo, sino al di là del legamento di Treitz all’interno del digiuno. L’EGD viene impiegata per procedure sia diagnostiche che terapeutiche. La maggior parte degli endoscopi moderni fa uso di un videochip per ottenere immagini migliori, contrariamente agli strumenti più vecchi in cui la trasmissione delle immagini veniva affidata alle fibre ottiche. Negli USA la procedura viene effettuata di solito con il paziente cosciente o sotto sedazione moderata, per quanto essa possa essere praticata anche con la sola anestesia topica come è pratica comune in Europa ed in Asia. L’anestesia generale viene spesso impiegata in un gruppo selezionato di pazienti che risultano candidati difficili per via dell’assunzione cronica di narcotici. L’esame viene di solito effettuato in un reparto dedicato, in ospedale o in ambiente ambulatoriale, ma potrebbe essere effettuato anche in pronto soccorso, in unità di terapia intensiva o in sala operatoria mediante l’impiego di carrelli endoscopici portatili. Con l’aiuto di vari tipi di attrezzature e dispositivi, è possibile effettuare anche ecografie endoscopiche (EUS), colangiopancreatografie retrograde endoscopiche (ERCP) ed enteroscopie dell’intestino tenue.

Le indicazioni per l’EGD comprendono la valutazione diagnostica di segni e sintomi suggestivi di patologie del tratto gastrointestinale superiore, come dispepsia, disfagia, dolore toracico non cardiaco o vomito ricorrente. Essa può essere praticata anche per la sorveglianza dei tumori del tratto gastrointestinale superiore in contesti ad alto rischio, come in presenza di esofago di Barrett o di sindromi poliposiche, oppure per effettuare biopsie per patologie di questo tratto dell’apparato digerente note o sospette, come sindromi da malassorbimento, neoplasie o infezioni. La EGD, infine, viene impiegata per interventi terapeutici quali la rimozione di corpi estranei, il controllo delle emorragie, la dilatazione o lo stenting di tratti stenotici, l’ablazione di neoplasie o il posizionamento di gastrostomie. Le possibili controindicazioni a questa pratica invece comprendono possibili perforazioni, instabilità medica del paziente, mancata volontà del paziente, anticoagulazione, diverticoli faringei o interventi chirurgici a carico di testa e collo. Nei pazienti sotto anticoagulanti la EGD diagnostica viene considerata una procedura a basso rischio di sanguinamento e, pertanto, può essere praticata senza variare il dosaggio degli anticoagulanti prima dell’esame, ma nel caso in cui sia contemplata o possibile una polipectomia è necessario normalizzare il profilo della coagulazione del paziente. Nei soggetti con gravi anomalie della coagulazione, comunque, è presente il rischio di provocare un ematoma retrofaringeo, e determinate procedure terapeutiche vengono considerate ad elevato rischio di emorragia, come dilatazioni, gastrectomie endoscopiche percutanee (PEG), polipectomie, sfinterotomie endoscopiche, agobiopsie EUS-guidate ed ablazioni laser. In questi casi potrebbe rendersi necessaria una correzione dell’anticoagulazione. Nonostante l’elevato numero di procedure endoscopiche effettuate ogni giorno, l’incidenza della trasmissione di infezioni mediante gli endoscopi rimane molto bassa. I metodi di processazione degli endoscopi comprendono pulizia meccanica, disinfezione di alto livello, risciacquo ed asciugatura. Un’attenzione appropriata e diligente durante il trattamento degli endoscopi e l’attenzione al controllo qualitativo non possono essere trascurate allo scopo di minimizzare il rischio di propagazione delle infezioni. Prima di effettuare una EGD rimane fondamentale raccogliere un’anamnesi completa ed effettuare un esame obiettivo del paziente per determinare se la procedura sia appropriata, esaminando anche i documenti all’interno della cartella clinica se disponibile. È opportuno prestare una particolare e diretta attenzione a determinate patologie che potrebbero comportare un effetto immediato sull’endoscopia, come le patologie cardiovascolari e polmonari, ed è opportuno raccogliere informazioni anche su possibili allergie farmacologiche ed eventuali interventi chirurgici addominali precedenti. I test preliminari in alcuni casi selezionati possono comprendere un ematocrito completo, analisi delle urine, esami ematologici, studi della coagulazione, profilo chimico, test di gravidanza, ECG e radiografie del torace, ma non sono disponibili dati a supporto dei test di laboratorio di routine prima di un’endoscopia ambulatoriale. I test preliminari comunque andrebbero individualizzati e basati sulle informazioni ottenute mediante anamnesi ed esame obiettivo e sull’indicazione per la procedura.

REFERENZE
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PP-GEP-ITA-2231